CHIOSTRO/ Un silenzio che parla

SEGNOWEBESTATE2019 / domenica 7 luglio / CHIOSTRO

 

UN SILENZIO CHE PARLA

 

Storia, bellezza, raccoglimento, riposo, accoglienza. Termini che si possono accostare al chiostro.

Collocato al centro di un monastero, segnato da colonne, archi e camminamenti, il chiostro può essere il “cuore” di un antico edificio che ci rimanda, con la mente, a comunità di monaci o monache, silenti e oranti. Ma il chiostro è anche elemento simbolico di un silenzio che parla, di uno stop-and-go salutare per la vita delle donne e degli uomini di oggi.

I chiostri sono, in genere, antichi. In Italia e nel mondo ce ne sono, secolari, a migliaia. Stando qui, seduto nel piccolo ma bellissimo chiostro di Casa San Girolamo, a Spello, tendo l’orecchio e – emozionato – mi par di risentire le voci e le preghiere dei francescani che, dalla fine del ‘400, vi hanno elevato preghiere a Dio. Fra queste colonne sono richiamato al fluire del tempo, a una vita e a una fede che sono una costante nella storia umana. 

I chiostri poi, così come quello di “San Giro”, sono in genere architettonicamente armoniosi. Pensati come “palestre” per la scoperta delle bellezze che vengono dalla mano di Dio, per sollecitare una lode che si elevi verso il Cielo. 

Fra le colonne di un chiostro – come accade a Spello – si sperimenta il raccoglimento. E quando vi regna il silenzio, si scopre che proprio nel silenzio, come nella brezza leggera, Dio parla. «Fa silenzio chi dilata lo sguardo del cuore» (come ci ricorda il vescovo Gualtiero Sigismondi nel suo L’alfabeto della preghiera è quello dell’amore, Ed. Ave): stando in un chiostro si può abitare e capire il tempo e il mondo.

Il riparo di un chiostro può inoltre offrire l’opportunità per il riposo dell’anima. La pace che vi si respira regala una pausa salutare, in cui guardarsi dentro, e rimisurare la propria esistenza sulla base di altri criteri rispetto ai nostri. La pagina di un libro, il versetto di un salmo, un dialogo a mezza voce possono, a quel punto, fare miracoli. 

Non da ultimo. Il chiostro ha, necessariamente, la porta aperta. Non è un luogo esclusivo. È sinonimo ed esempio di accoglienza. Proprio come avviene a San Girolamo. Perché storia e bellezza, riposo e serenità non possono rimanere patrimonio di pochi privilegiati. Proprio l’accoglienza – l’apertura all’Altro e agli altri – fa del chiostro un trampolino per una vita feconda, che si dispiega nella città con le braccia protese verso i fratelli…

Il chiostro è, allo stesso, pausa e ripresa, silenzio e ascolto, rifugio e incontro. Il tempo d’estate può – ugualmente – essere un salutare chiostro. Come quello di San Girolamo: antico, bello, raccolto, rasserante, aperto.   

 

* Gianni Borsa è corrispondente da Bruxelles per il Sir e direttore di Segno nel Mondo. Ha pubblicato da poco Europa. Parole per capire, ascoltare, capirsi (In dialogo, Milano 2019)

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