Guerra e pace. Salviamo il futuro

Le guerre? Nel corso del 2017 i conflitti nel mondo sono stati 378, tra cui la maggioranza dimenticati. Di questi, 20 sono guerre ad elevata intensità che coinvolgono 15 Paesi. Eppure tra la popolazione italiana c’è una sorta di amnesia piuttosto elevata sull’esistenza di tutte queste situazioni drammatiche. È quanto emerge dalla sesta edizione del Rapporto di Caritas italiana sui conflitti dimenticati nel mondo, pubblicata dal Mulino, con la collaborazione di Famiglia Cristiana, Avvenire e ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Il Rapporto è stato presentato in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Il focus dell’edizione 2018 è su armi e armamenti: la produzione il commercio delle armi; il loro peso nel determinare i conflitti; il valore e il significato culturale delle armi nella cultura contemporanea, in particolare riguardo al mondo della comunicazione e della stampa; il grado di consapevolezza dei giovani e degli adulti.

E la pace?

La metà degli italiani chiede di limitare la produzione di armi.Il volume riporta infatti i risultati di un sondaggio demoscopico Swg. Metà degli intervistati (60% tra i giovani), sarebbe favorevole a limitare la produzione italiana di armi, evitando soprattutto di esportare armi laddove c’è guerra, mentre poco meno di un terzo ritiene che si tratti di un tipo di industria che andrebbe soppressa e riconvertita in altri tipi di produzione. Due terzi degli intervistati ridurrebbe anche la vendita di armi a persone o enti privati. Dalla rilevazione tra gli studenti risulta inoltre che la grande maggioranza dei ragazzi considera la guerra come un “elemento evitabile”, da superare attraverso il progresso culturale. Inoltre il 24% degli italiani non ricorda nemmeno una guerra. Mentre gli studenti delle medie inferiori (39%) non sanno indicare neanche una guerra in corsoLa metà degli studenti intervistati ha dichiarato di conoscere la Dichiarazione universale dei diritti umani, di cui abbiamo appena ricordato il 70° anniversario, mentre una quota importante di ragazzi, pari al 32,4%, non è sicuro di conoscerla.

 

A raccontare la guerra e a sognare la pace ci pensa l’ultimo numero del trimestrale dell’Azione cattolica italiana Segno nel Mondo (n. 4/2018), che, in copertina, titola Guerra e pace. Salviamo il futuro. Nel dossier della rivista tanti temi e opinioni a confronto. Per il direttore dell’Istitu­to di diritto internazionale della pace “Giuseppe Tonio­lo” non c’è bisogno soltanto di ripensare i meccanismi di funzionamento della co­munità internazionale, ma anche di percorrere strade nuove per la riaffermazione del diritto e della giustizia. Un impegno al quale la Chie­sa di papa Francesco non in­tende sottrarsi, come spiega il nuovo Rettore della Pontificia Uni­versità Lateranense. I conflitti aumentano (Luca Geronico), ma il fiore rosso della profezia (Anselmo Pa­lini) ci racconta una storia diversa, quella di uomini e donne che hanno reso vivo il tizzone ardente della testi­monianza evangelica. Perché la pace, oggi, è anche donarsi per dieci giorni in un progetto di volontariato in Terra Santa. Un tempo giusto per sparge­re piccoli semi di speranza.

 

Un impegno per la pace che l’Azione cattolica italiana ha fatto sempre suo.A partire dal messaggio che il Papa rivolge a tutta la Chiesa in occasione della Giornata Mondiale della Pace 2019, dal titolo La buona politica è al servizio della pace, tutta l’Associazione vuole farsi portavoce di un messaggio di pace che attraversi il tempo e lo spazio e proclami l’inutilità della guerra.

L’iniziativa di pace di quest’anno, La pace è servita, vuole aiutare ciascuno di noi a guardare alla realtà che ci circonda e a quella mondiale con l’occhio di chi si fa attento ai bisogni - soprattutto il bisogno di pace – e, nel contempo, riesce a scorgere il bene, il bello laddove esso si manifesta. Il progetto di solidarietà legato all’iniziativa del 2019 ci porterà in vari luoghi del pianeta, dove, attraverso il sostegno alla campagna Abbiamo riso per una cosa seria, promossa da Focsiv, «ci impegneremo – scrive il segretario generale di Ac, Carlotta Benedetti – a sostenere progetti che promuovono l’agricoltura familiare, un atto concreto di vicinanza ai contadini del nord e del sud del mondo, contro lo sfruttamento del lavoro e del territorio». 

 

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