Il cuore oltre l'ostacolo

Il cuore oltre l’ostacolo

Partorire al tempo del coronavirus? C’è molta paura per le donne incinte di uscire di casa per entrare in ospedale e essere magari più esposte di altri ai contagi. Ma il prof. Alviggi non usa toni allarmistici: «I dati in letteratura  sono al momento insufficienti per trarre conclusioni definitive. Tuttavia, al momento nessuna società scientifica pone limiti alla possibilità  di concepimento naturale. La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario che possono teoricamente aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS-CoV-2., ma per quanto riguarda il concepimento non ci sono dati conclusivi che dimostrino un aumento del rischio in questo di aborto o malformazioni al feto»

 

La vita va avanti nonostante il coronavirus, nonostante le paure e la forte insicurezza del momento. L’uomo si sente debole di fronte a questa pandemia, si sente solo, la terra trema e nulla si sa del futuro. Quando si tornerà alla vita di sempre, ma soprattutto come sarà? Una cosa è certa: la vita va avanti e lo dimostrano le numerose nascite, quel seme di speranza che dona nuova linfa vitale e traghetta gli italiani verso il futuro con più fiducia.

In questi giorni, infatti, i reparti di ostetricia e ginecologia degli ospedali continuano a essere completamente operativi, ma sulla gioia, che da sempre accompagna le nuove nascite, sembra essere prevalso il terrore. C’è la paura per le donne incinte di uscire di casa per entrare in ospedale e di essere magari più esposte di altri a contagi. Lo stesso vale per le neo mamme, alle prese con le prime visite pediatriche post parto e con gli acquisti da fare. «Quello che contraddistingue questo particolare momento storico è un drammatico clima di incertezza. Tutto è avvenuto con una rapidità tale da non consentire alla comunità scientifica di acquisire dati robusti per fare statistiche adeguate. Al momento i dati che riguardano la gravidanza nelle fasi avanzate e il parto sono abbastanza rassicuranti, e non sembra che il virus al momento possa aumentare il rischio in modo significativo di complicanze al parto». Spiega così la situazione attuale il professore Carlo Alviggi, docente di ginecologia e ostetricia dell’Università Federico II di Napoli e responsabile del centro di onco-fertilità dell’azienda ospedaliera Federico II.

«Sono stati descritti pochi casi al mondo di bambini con positività alla nascita che non sono sufficienti ad acclarare un pericolo di trasmissione verticale, da madre a figlio, per cui al momento non abbiamo questa informazione. È ovvio – continua il professore –, che in un clima di incertezza è ragionevole comunque dare consigli di prevenzione attuando tutte le misure di prevenzione in un’ottica prudenziale, ma senza che questo si traduca in una sorta di inquinamento del clima di serenità e gioia che si deve garantire nel percorso nascita».

Quali sono le principali ansie delle mamme che affrontano la gravidanza e il parto in questo periodo?

La principale paura delle donne è ovviamente quello di contrarre il virus. A ogni modo non sembra che le gravide siano una popolazione particolarmente a rischio di complicanze, hanno un rischio di contrarre il virus e complicanze al momento non maggiore rispetto alla popolazione generale per segmento di età e quant’altro. Bisogna, però, osservare bene le misure di sicurezza e curare molto l’alimentazione con una buona gestione del peso perché indipendentemente dalla gravidanza, condizioni di sovrappeso, possono peggiorare la prognosi e incrementare il rischio di complicanze.

Le nascite di questo periodo ci fanno ben sperare in un prossimo futuro soprattutto alla luce di un problema che affligge da tanto tempo il nostro paese, la denatalità.

Questa è una delle problematiche maggiormente avvertite a livello internazionale soprattutto nell’ambito dei paesi occidentali e in Europa il problema è particolarmente preoccupante. Pensiamo che attualmente in Europa, il numero medio di figli per coppia è compreso tra 1 e 2, in Italia questo numero si attesta ad 1.3 che è veramente molto basso. La comunità Europea raccomanda di portare il numero dei figli di una coppia all’interno di ciascuno stato membro almeno a 2.1. Questa cosa è così rilevante perché si sta traducendo in un’inversione della piramide demografica. Fino a 20-30 anni fa, infatti, la base della piramide era costituita dai bambini mentre al vertice c’erano le persone anziane per cui in ogni famiglia, il numero dei bambini superava il numero degli over60. Ora la piramide demografica si è invertita e la famiglia più rappresentativa dei paesi occidentali è contrassegnata da pochissimi bambini e da una netta dominanza di persone al di sopra dei 60 anni. Questo oltre ad assumere un aspetto dalle sembianze socio culturali allarmanti, ha delle disastrose ricadute economiche e potrebbe tradursi nell’arco di una ventina di anni in un tracollo economico finanziario.

Qual è il motivo per cui in Italia si fanno così pochi figli?

Il motivo è molto semplice, sicuramente contribuiscono variabili di ordine socio economico, cioè nel senso che molti giovani temono di imbarcarsi nel progetto famiglia per la paura di non avere una stabilità economica e non poterselo permettere. Ma questo incide in misura parziale, il problema principale è che questo si traduce nella tendenza a procrastinare il concepimento avanti nel tempo. Così in Italia l’età media del primo concepimento è più elevata: fino a solo 10 anni fa l’età del primo concepimento si attestava intorno ai 27/28 anni, ora l’età media del primo concepimento si attesta verso i 32/33 anni. C’è stato uno scivolamento di ben quattro anni in meno di dieci anni. La speranza è che questo triste periodo porti al concepimento di tanti bambini, che sia il momento giusto per tante coppie per godere del proprio tempo insieme senza lo stress che attanaglia tutti quotidianamente. D’altronde la comunità scientifica ha rassicurato che non ci sono pericoli per il concepimento in questo periodo, né di aborto né di malformazioni al feto, quindi i giovani futuri genitori possono stare tranquilli.

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