Sos razzismo. E noi che facciamo?

Allarme razzismo. In Italia, in Europa, nel resto del mondo. I dati parlano chiaro: dal 2016 a oggi le denunce per violenza a sfondo razzista sono triplicate. Per l’associazione Lunaria, nel nostro paese abbiamo avuto 126 denunce nel 2018, mentre erano 27 nel 2016 e 46 nel 2017. I casi senza denuncia, invece, sempre a sfondo discriminatorio, sono 628.

Non c’è da stare allegri. Il tam-tam della politica “sovranista” dà forza ai rigurgiti antirazziali. Ogni giorno la cronaca ci racconta, a riguardo, un’Italia in preda a una crisi di cittadinanza solidale e di identità tollerante: dal caso di Foligno («sei così brutta che potevano chiamarti scimmia», «guardate quanto è brutto quel bambino nero») a Roma dove un ragazzo di 12 anni, con genitori egiziani, è finito all’ospedale dopo aver subito tre aggressioni da un gruppo di giovani in tre mesi, mentre andava a scuola; da un ventinovenne che ferisce un giovane rom alla Stazione Termini perché «voglio ammazzare tutti gli zingari» per finire alle scritte razziste di Milano sul muro di casa di una coppia che ha adottato un ragazzo del Senegal.

Brutti segnali. Anche i dati Ocse vanno nella stessa direzione. Le denunce per “crimini di odio” alle forze dell’ordine nel 2017 sono state 1.048, e quasi la totalità riguarda l’odio razziale. Due anni prima erano la metà.

Intanto, però, qualcosa si muove. Stephen Ogongo, giornalista originario del Kenya arrivato in Italia per motivi di studio 25 anni fa – ha insegnato all’Università Gregoriana, ha due figlie, è caporedattore di 10 testate del gruppo Stranieri in Italia – ha scelto di essere contro chi promuove il razzismo «contro chi si diverte a vedere i naufraghi soffrire. Ho scelto di essere contro chi ordina lo sgombero dei centri che ospitano persone disperate. Ho scelto di essere contro chi non rispetta la dignità umana». Così ha lanciato un nuovo movimento e pagina facebook: Cara Italia. Già migliaia di adesioni. E tante idee per dare voce a chi non ne ha. Cara Italia, racconta in un’intervista a Repubblica, «ha come protagonisti gli immigrati e gli italiani che lavorano insieme contro il razzismo e tutte le altre forme discriminazioni. Una casa comune per cercare di mettere insieme associazioni, organizzazioni, gruppi che si occupano dei diritti dei nuovi italiani. Con l’ambizione di diventare un soggetto politico, di entrare nelle istituzioni, per una società davvero interculturale. Come dice un proverbio africano: se si sogna da soli, è solo un sogno; se si sogna insieme, è la realtà che comincia».

La cronaca di questi ultimi mesi ci consegna un tessuto sociale e umano arrabbiato. A scapito, ovviamente, dei più deboli e di chi ha il colore della pelle diversa. Alzare la guardia e denunciare dove è possibile la discriminazione è già un primo passo. 

Come cittadini innamorati di questo paese e come appassionati di Vangelo non possiamo che prestare le nostre penne, le nostre voci e le nostre braccia affinché ogni tipo di discriminazione, perlopiù di tipo razziale, sia solo un retaggio del passato. Il futuro del mondo, almeno per noi, ha i colori dell'arcobaleno e i suoi confini un po' più allargati, per desiderio di amore e fratellanza umana.

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