Europa

Attesa di Pesakh, per un'Europa che non ha paura del futuro

La guglia di Notre Dame che prende fuoco in questi giorni di attesa di Pesakh, e le preghiere intonate a Maria lungo le strade di Parigi dalla gente arrivata in massa, sono l’ultimo avamposto della buona battaglia per un’Europa condivisa da tutti. Come i volti di Greta, e Antonio, che abbiamo raccontato in questo giorni di tempi confusi e frammentati anche attraverso le pagine di SegnoWeb, e gli altri volti della buona speranza che non hanno paura di un’Europa culla della civiltà e della solidarietà.

A pochi mesi dal voto, un po' più europeisti

Notizie importanti giungono dall’Europa, a pochi mesi dal voto. Le 167 pagine diffuse oggi a Bruxelles dall’Ufficio studi dell’Eurocamera e l’Ufficio stampa sui risutati delle proiezioni che sono state effettuate rielaborando quelle di autorevoli istituti demoscopici nei 27 Paesi dell’Unione, descrivono un quadro politico dove in Europa la maggioranza è ancora europeista. Questi i risultati: in Francia il movimento En Marche cresce (23,5% dei voti) e distacca Rn di Marine Le Pen (19,4%).

Europa indispensabile, ma serve nuovo inizio

Sulla "casa comune" incombono nuvole basse. La rinascita dei nazionalismi e la disaffezione verso l'Unione (che necessita di riforme) non devono far dimenticare gli indubbi successi conseguiti dal dopoguerra in ambito economico e politico, compresi 60 anni di pace. «Per dare un segno di speranza a coloro che credono nell'Europa - spiega a Segno nel mondo il giornalista e intellettuale francese - bisogna dire che, oggi, la nostra unità è più che un'ambizione: è qualcosa di indispensabile per la nostra sopravvivenza sulla scena internazionale»

Noi, l'Europa. Un nuovo inizio

Europa. Fortemente Europa. Il primo numero di Segno nel mondo per il nuovo anno scava a fondo, in attesa delle prossime elezioni politiche europee (26 maggio), su cosa oggi significhi oggi essere Europa. Il giornalista e politologo francese Bernard Guetta ripercorre, nell’intervista di apertura, alcuni passaggi della storia dell’integrazione comunitaria, segnalando i nodi da sciogliere in una fase in cui l’Ue appare “affaticata” eppure sempre più necessaria. Ma da dove ripartire?

"Europa indispensabile ma serve nuovo inizio"

La domanda che oggi i suoi cittadini e non solo le classi dirigenti si devono porre è questa: «Europa cosa diventerai? ». L’Europa «non esiste come stato di natura, ma deve esistere come frutto della nostra volontà. Né utopia né ideale romantico, ma convinzione realistica che deve farci pensare, per esempio, a una politica industriale europea, una difesa europea. Le radici di questa convinzione affondano in una rigorosa analisi dei fatti e, nel contempo, nel mio essere stato testimone diretto di rotture e ricomposizioni storiche».