Bilancio di sostenibilità Ac: ogni volto è valore

È il primo Bilancio di Sostenibilità dell’Azione cattolica italiana e sarà presentato venerdì 15 marzo alle 17.30 nell’aula Barelli della Domus Mariae a Roma. Saranno presenti il presidente nazionale, Matteo Truffelli, Mauro Salvatore, economo della Cei, Maria Bachelet dell’Università di Roma Tor Vergata e i consulenti nella stesura del bilancio. Modererà Gianna Fregonara del Corriere della Sera.

In circa un centinaio di paginette curate con box di testo e grafici esemplificativi, l’Ac si presenta a chi volesse conoscerla un po’ più da vicino, con uno strumento che certifica trasparenza, correttezza e sostenibilità sociale dei dati. 

Dal “chi siamo” al “cosa facciamo”, dal “valore sociale” alla “creazione di valore economico”, dalla “comunicazione” ai “nostri obiettivi” il bilancio di sostenibilità anzitutto è una scelta di responsabilità nel dare conto del valore sociale che la vita associativa genera sul territorio. Matteo Truffelli, presidente nazionale di Ac, lo spiega bene nella lettera di presentazione: «Abbiamo scelto di raccogliere e pubblicare con trasparenza i dati maggiormente rilevanti, che possano aiutare chiunque, soci e non, a conoscere meglio l’associazione nei suoi aspetti più significativi. È un percorso che non si esaurisce, ma abbiamo l’obiettivo di arrivare nel 2020-21 alla stesura di un bilancio di sostenibilità completamente rispondente allo standard GRI Standards. Ci impegneremo a promuovere e far conoscere questo strumento, affinché non solo il livello nazionale dell’associazione, ma anche ogni realtà diocesana prenda consapevolezza dell’importanza di maturare una cultura della rendicontazione».

Ma cosa contiene il primo Bilancio di Sostenibilità dell’Azione cattolica? «Innanzitutto quella che è chiamata “matrice di materialità” – scrive oggi sul sito dell’associazione, azionecattolica.it, Paolo Seghedoni, delegato regionale Ac dell’Emilia Romagna, tra i curatori del testo – una sorta di mappa incrociata delle principali priorità per l’associazione e per gli stakeholder, i portatori d’interesse. Portatori d’interesse che sono stati individuati in associati, istituzioni, responsabili (educativi e associativi), dipendenti, comunità, fornitori, Chiesa cattolica e assistenti, altre religioni, altre realtà e associazioni, donatori e media.
Segue poi un estratto della storia, gli organi dell’Ac e uno spazio importante per le persone. Dai soci, che sono 283.002 suddivisi in 174.742 donne e 108.260 uomini, ai responsabili (circa 50mila educatori che donano circa 7 milioni e mezzo di ore con il loro servizio, e 37.700 responsabili associativi per 4 milioni e mezzo di ore messe a disposizione), fino ai settemila assistenti e a tanti soci che offrono un servizio alla comunità, ecclesiale e civile. E proprio per questo un importante spazio è dedicato al valore sociale dell’associazione, raccontato attraverso 13 storie (quattro promosse dal centro nazionale e nove dislocate sul territorio) e progetti portati avanti dall’associazione: dall’impegno in carcere alla promozione del lavoro, dall’incontro tra arte e fede alla cura del verde pubblico, fino a gemellaggi con realtà estere». 

Insomma, la famiglia di Ac si racconta a sé stessa e agli interlocutori, la società civile, la Chiesa e il Paese. Con dati, statistiche, storie, e volti che raccontano più di ogni cosa. Perché per l’Ac, ogni volto è valore.

Tra gli obiettivi, quello di proseguire il percorso di rendicontazione attraverso un più ampio coinvolgimento di tutti gli stakeholder (in modo particolare, i livelli diocesano e regionale) e sostenere le associazioni diocesane nel dar vita a percorsi di rendicontazione di sostenibilità.

 

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