Nella rivista

Prigionieri della speranza

Il periodo storico attuale, tra emergenza e provvisorietà, chiede di osare, cioè di ravvivare la consapevolezza di essere “prigionieri” della speranza, non suoi “carcerieri”. La portata del cambiamento in atto, già irreversibile prima della pandemia, sollecita a ridare vita al fuoco di questo desiderio, «rimuovendo la cenere dell’ansia non solo con il “mantice” dell’ottimismo, ma anche con il “soffio” dello Spirito». Con l’ottimismo che conta sulla fedeltà di Dio

Lavorare bene per vivere meglio

Prima della pandemia il mondo viveva poggiato su un determinato modello di sviluppo. Ora molte certezze sono crollate. È aumentata l’interdipendenza tra le persone e gli stati (nessuno si salva da solo...), si va affermando lo smartworking. E occorrono risposte globali, dalla sanità all’economia. 

Con questo articolo Segno nel mondo continua gli interventi di avvicinamento alla settimana sociale dei cattolici italiani sul tema Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro

Tendere l'orecchio alla coscienza

In un tempo in cui tutto sembra debole, dal pensiero alle emozioni, fare riferimento alla coscienza appare come una sfida di maturità. «Dovremmo riabituarci innanzitutto all’ascolto dell’altro, passando attraverso l’ascolto di sé e della propria coscienza. Si parla tanto di una società liquida, ma personalmente temo più una società sorda».

Con l’intervento dell’assistente nazionale per il Msac, si conclude il percorso annuale di Segno nel mondo su Bibbia e vita

 

Quel Padre Nostro che cambia la vita

«Nella liturgia delle domus ecclesiae, nei primi anni del cristianesimo, la casa è santuario, la mensa è memoriale, il padre e la madre sono celebranti, gli stessi ministeri sono declinati in chiave “familiare” (il vescovo è padre). I gesti sacramentari sono essenzialmente “domestici”: il battesimo come “bagno”, i catecumeni diventano “neonati”, la tavola è “comunione”, l’eucaristia è “pasto”, la preghiera è “intimità”, la porta è “accoglienza”».

Ac, laboratorio di creatività

L'associazione è in cammino verso la XVII Assemblea nazionale, fissata nella primavera del 2021. «Questo anno è da cogliere - scrive la segretaria generale di Ac nel nuovo numero di Segno nel mondo - come occasione per rigenerare la vita associativa e sociale. Un anno che ci deve vedere pronti a partire con le vele spiegate, immagine che accompagna la campagna per l'adesione», con la «docilità al Signore che mai ci abbandona» e la fedeltà alla «storia che domanda di essere abitata e non incasellata nelle nostre previsioni»

Ac: maturare un noi più grande

«Assumere la fraternità come stile non può essere un riconoscimento statico e fisso ma piuttosto richiede - secondo il vicepresidente nazionale di Ac per il settore Adulti - un dinamismo che ci porta ad accogliere l'altro che ci è accanto, che è differente e diverso da me, che mette in discussione i miei e i nostri spazi e le nostre convinzioni».

Cura delle persone e autenticità delle relazioni in cima all'agenda dell'Azione cattolica.

 

Costruire insieme un futuro diverso

Francesco ci ha ormai abituati al suo parlare in maniera chiara, comprensibile a chiunque. Le pagine dell'enciclica Fratelli tutti paiono quasi dedurre questa immediatezza di linguaggio direttamente dal Vangelo. Un Vangelo che non fa sconti. E la fraternità di cui parla il Papa non è quella di chi sta bene solo con i propri fratelli, o crede nello stesso Dio. Bensì è quella dove ciascuno è invitato a uscire dalla solitudine dell'egoismo che ci isola per sentirsi parte della grande famiglia umana

Sei parole per immaginare il futuro / Famiglia

Il gusto (nuovo) della prossimità

 

Un tempo in cui abbiamo imparato a prenderci cura delle “relazioni corte”, attraverso l’esercizio quotidiano del far posto all’altro e del servizio all’altro. E uno spazio dove l’ordinarietà diventa il contesto più prezioso in cui crescere a maturare quelle buone pratiche e quella sapienza del fare, che sole possono consentirci di affrontare, senza capitolare, i tempi di straordinarietà

Sei parole per immaginare il futuro / Lavoro

Improvvisamente, smart working

 

La pandemia ci ha costretto a guardare al futuro. Per realizzare la propria vocazione lavorativa non ci si può limitare a lavorare bene; bisogna tener conto delle persone con cui si lavora, delle loro esigenze e anche di quelle dei consumatori/clienti. Nella professione è presente una dimensione di reciprocità e gratuità che non può essere misurata, ma può diventare valore aggiunto e costruire bene comune

Sei parole per immaginare il futuro / Ambiente

Per un futuro felice e sostenibile

 

Il corso della storia è mutato e il futuro sarà monopolizzato dai rischi epidemiologici e schiacciato dal peso di una trasformazione in qualche modo coatta dello stile di vita. Ecco perché siamo chiamati a riproporre il protagonismo dei laici impegnati. Ciò che va rifondato è l’etica civile: risaneremo l’ambiente e gli ecosistemi naturali soltanto se saremo in grado di costruire comunità dove ci sia spazio per la dignità e la felicità di tutti