Nella rivista

Sei parole per immaginare il futuro / Famiglia

Il gusto (nuovo) della prossimità

 

Un tempo in cui abbiamo imparato a prenderci cura delle “relazioni corte”, attraverso l’esercizio quotidiano del far posto all’altro e del servizio all’altro. E uno spazio dove l’ordinarietà diventa il contesto più prezioso in cui crescere a maturare quelle buone pratiche e quella sapienza del fare, che sole possono consentirci di affrontare, senza capitolare, i tempi di straordinarietà

Sei parole per immaginare il futuro / Lavoro

Improvvisamente, smart working

 

La pandemia ci ha costretto a guardare al futuro. Per realizzare la propria vocazione lavorativa non ci si può limitare a lavorare bene; bisogna tener conto delle persone con cui si lavora, delle loro esigenze e anche di quelle dei consumatori/clienti. Nella professione è presente una dimensione di reciprocità e gratuità che non può essere misurata, ma può diventare valore aggiunto e costruire bene comune

Sei parole per immaginare il futuro / Ambiente

Per un futuro felice e sostenibile

 

Il corso della storia è mutato e il futuro sarà monopolizzato dai rischi epidemiologici e schiacciato dal peso di una trasformazione in qualche modo coatta dello stile di vita. Ecco perché siamo chiamati a riproporre il protagonismo dei laici impegnati. Ciò che va rifondato è l’etica civile: risaneremo l’ambiente e gli ecosistemi naturali soltanto se saremo in grado di costruire comunità dove ci sia spazio per la dignità e la felicità di tutti  

Sei parole per immaginare il futuro /Fraternità

Tessere relazioni autentiche

 

Mentre stiamo imparando a ripensare in modo estremamente creativo incontri, percorsi, riunioni a distanza, niente è paragonabile all’umanità della vicinanza del corpo dell’altro. Forse occorre ripartire da qui: il corpo degli altri, il mio corpo. La fraternità non possiamo che declinarla dentro la sua dimensione fisica 

Sei parole per immaginare il futuro / Tempo

L’attimo fuggente, da ritrovare

 

La nostra vita di corsa ha incontrato una frenata brusca e violenta. Un tempo aggredito prima, quasi oltrepassato, e poi stanco, irritato, frustrato; non voluto, tragico, sospeso. Un momento nuovo, così drammatico da non poterlo pensare rigenerante. Ma ci siamo davvero messi in suo ascolto? Ognuno allora ripensi a quei giorni, e scavi sotto la paura: quel tempo ha qualcosa da dire a ciascuno di noi 

Un laico a servizio della Chiesa e del paese

Il movimento cattolico. Ma anche il tempo speso a formare una classe dirigente che incarnò, poi, Costituzione e Vaticano II. Ricordare oggi Giancarlo Brasca a cento anni dalla sua nascita, formatosi nell’Ac ambrosiana nella prima metà del ‘900, è fare memoria di una temperie culturale ed ecclesiale, lontana non solo temporalmente, nella quale la maturità e la promozione del laicato non stavano scritte solo nei documenti del magistero.

Ci prendiamo cura del nostro cuore?

DOVREMMO CHIEDERCI TUTTI COME STA DI SALUTE LA NOSTRA COSCIENZA. PER FAVORIRE UNA SUA FORMAZIONE PERMANENTE, OCCORRE L’ACCOMPAGNAMENTO DI UN FRATELLO MAGGIORE NELLA FEDE, «UN ITINERARIO DI GUARIGIONE E DI LIBERAZIONE SENZA POSA CHE TERMINI CON IL NOSTRO ULTIMO RESPIRO, QUANDO LA FORMAZIONE SI COMPLETERÀ NELLA TRASFIGURAZIONE PERMANENTE. E SARÀ FESTA!».

CON L’INTERVENTO DELL’ASSISTENTE NAZIONALE PER IL SETTORE ADULTI DI AC, CONTINUA IL PERCORSO ANNUALE DI SEGNO NEL MONDO SU BIBBIA E VITA

Io, infermiera a Betlemme

L’Organizzazione mondiale della sanità ha indetto – quasi fosse un segnale “profetico” – il 2020 come Anno internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica. Segno nel mondo incontra suor Lucia Corradin, cresciuta in Azione cattolica, dirigente infermieristica nell’ospedale pediatrico Caritas baby hospital di Betlemme. Il racconto di una solidarietà concreta che si fonda sulla speranza, a favore di tanti bambini che rischiano di non farcela.