La Chiesa che sogniamo

redazione

On line il nuovo numero di Segno nel mondo

La Chiesa che sogniamo

 

Generazione Gmg. Chiamiamoli così. Felici, sorridenti, precari (molto), sognatori di buona speranza, dispensatori di solidarietà diffusa, mani e piedi in offerta gratuita, malinconici da pandemia, viaggiatori incalliti, non capiti dagli adulti. E tanta rabbia da sollevare il mondo.

Chiamiamoli così. Anche se hanno la faccia pulita e, talvolta, preoccupata dalle tante cose da fare. Segno nel mondo, nel nuovo numero disponibile subito on line, racconta i giovani che andranno alla Gmg di Lisbona e quelli che rimangono. Quelli che credono al valore del fare bene le cose insieme – all’interno del giornale, Margherita, dell’Ac di Faenza-Modigliana, ci racconta l’esperienza dell’alluvione in Emilia-Romagna – e quelli che costruiscono bene comune. Quelli che sorridono, e quelli che piangono.

Il sociologo Alessandro Rosina lo spiega bene nell’intervista che apre il dossier. Portano qualcosa di nuovo, qualcosa che spiazza. E quando questo nuovo viene autenticamente riconosciuto, i giovani possono cambiare il mondo.  E «la pastorale non è fatta di inseguimenti», ribadisce don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale della Pastorale giovanile della Cei.

La Chiesa che sogniamo

In un tempo “opportuno” in cui al Sinodo si discute di come affrontare le urgenti sfide che riguardano le parrocchie, si inserisce l’Incontro nazionale delle Presidenze diocesane di Ac dal titolo, La Chiesa che sogniamo. Un cantiere sinodale per un'estate eccezionale, che si terrà dal 24 al 27 agosto prossimi a Castel Gandolfo. Ne parliamo all’inizio del giornale.

Uno sguardo che oggi va oltre. Oltre le dinamiche, a volte chiuse, delle comunità di appartenenza. Oltre i «così si fa da sempre» che sentiamo spesso dire nei luoghi della pastorale, dove invece andrebbero lasciate le finestre aperte per desiderio di vento nuovo.  Uno sguardo verso una parrocchia prossima, quella della porta accanto, del pianerottolo di casa, del mercato giù in piazza, della tenerezza e dell’abbraccio, quella non necessariamente coincidente con le aule del catechismo e dell’oratorio, che sa tessere gomitoli di alleluja. Che genera bene comune.

L’incontro estivo vuole essere un’esperienza di fraternità e di formazione come laici cristiani e come responsabili associativi che ancora oggi scelgono la parrocchia come luogo privilegiato dell’impegno ecclesiale.

Vi racconto l’Ac…

Un’Ac ben piantata con i piedi per terra. Il Bilancio di sostenibilità dell’Azione cattolica 2023 (dati 2022), presentato lo scorso 27 maggio, non è uno strumento contabile sterile, ma racconta la vita di una associazione che si pensa e agisce insieme. Che sogna e progetta futuro bello, lungo le strade del bene comune. Un rimbalzo dei soci, dopo il profondo calo dell’anno peggiore della pandemia, una ripresa di attività e progetti, soprattutto una novità evidente nel fare associazione e nel proporre l’Azione cattolica. Che racconta l’Ac di oggi, e quella di domani.

E la vita che ci scorre davanti

A 100 anni dalla sua nascita, Segno fa memoria di don Lorenzo Milani. Una profezia che ha bisogno ancora di essere capita e attualizzata oggi.

Chiude il giornale la rubrica Perché credere, curata dagli assistenti centrali di Ac. Il tema è: fruttificare per moltiplicare la vita. Bisogna andare oltre le analisi sociologiche per penetrare il cuore delle persone che incontriamo. I frutti non arrivano se studiati a tavolino, ma solo attraverso la cura, l’attenzione e la tenacia. E se riusciamo a guardare negli occhi le persone che incontriamo, indicando nella Parola di Dio il vero senso della nostra vita.