Il cielo della poesia che ci salva

Nonostante il Covid, che costringe alla distanza e all’uso della mascherina, venti persone nella Casa di reclusione di Milano-Opera hanno pubblicato poesie raccolte nel nuovo Calendario poetico 2021.

Distanze, orizzonti, infinito… che accorciano le distanze. Le poesie sono accompagnate dalle straordinarie fotografie di Margherita Lazzati

 

Sulle ali gigantesche di un Colombo meraviglioso e disponibile, Pinocchio vola per un giorno intero ammirando distanze, orizzonti e l’infinito che non aveva mai visto. Sulle grandi ali della fiducia, dell’ascolto e della solidarietà un gruppo di persone detenute nella Casa di reclusione di Milano-Opera, nelle loro celle hanno volato nel cielo della creatività scrivendo poesie che accorciano le distanze tra chi è “dentro” con chi è “fuori”. 

Santo, Antonio, Giovan Battista, Albert, Marco Antonio, Juan Carlos, Alfredo, Vincenzo, Franco, Gianpietro, Boris, Alex, Carlo, Calogero, Bryan, Antonino, Domenico, Leonyil, Davide e Marcello sono i nomi dei poeti presenti nella Casa di reclusione di Opera. Le poesie sono accompagnate da «bellissime e suggestive immagini – dice Silvana Ceruti responsabile del Laboratorio di lettura e scrittura creativa nella Casa di reclusione di Opera –. In questi mesi segnati dalla distanza tra le persone, Margherita Lazzati ha scattato centinaia di fotografie cercando di cogliere nel mondo naturale lontananze piene di mistero, inseguendo linee di orizzonti, cercando di cogliere l’infinito che ci offre la natura». 

L’editore Gerardo Mastrullo ha pubblicato varie antologie di poesia, un libro di preghiere, alcune sillogi personali e una quindicina di calendari con poesie e immagini. Da nove anni le fotografie sono donate da Margherita Lazzati. Anche in carcere, causa la dittatura del Covid, le persone detenute hanno dovuto interrompere la loro partecipazione settimanale al Laboratorio di lettura e scrittura creativa, fondato ventisei anni fa da Silvana Ceruti che continua ad animarlo con Alberto Figliola. Il fine è di fare un tratto di strada insieme tra persone “dentro” e persone “fuori”, scoprire i propri sentimenti e quelli altrui con un linguaggio creativo ed educativo. Paradossalmente la stessa dittatura del Covid ha costretto alla “reclusione” milioni di cittadini e famiglie, anche a livello internazionale, con la mancanza di spazi di libertà. Una sorta di necessario penitenziario per salvaguardare la vita, la salute personale e pubblica. Questo limite si è trasformato nella straordinaria opportunità di scrivere poesie. «In questo anno doloroso – spiega Margherita Lazzati – e in carcere, questo Calendario poetico realizzato a distanza, è quasi un miracolo».

Dopo pesanti mesi di distanza, dove l’incontro del sabato in Laboratorio era sospeso per ragioni di salute, oggi se pur parzialmente gli incontri sono ricominciati. «Ecco dunque – dice Silvana Ceruti – questa raccolta di citazioni per… ritrovarci insieme. Calogero affida i suoi sguardi alle nubi, dal letto stretto di una persona reclusa alla vastità del cielo, alla distanza di realtà così eteree, così lontane: La stanza il cancello, un letto stretto / dove compongo le poesie, / mentre gli sguardi / si appendono / agli sciami di nubi. Abolire le distanze e ritornare bambini!

Leonyil pensa a sé stesso piccolo e ai desideri infiniti di bellezza che lo abitavano: A volte penso al mio aquilone / volava all’infinito fino all’alba.

Santo pensa alla distesa del mare che contemplava da bambino e il ricordo gli fa dire: Tutto e ogni cosa / volge a rapirti / e al ricordo di tale bellezza / umano diventa morire.

Albert vive le disillusioni della vita. Cammino da ultimo uomo sulla terra / Mentre il pianeta, con gli artigli, / si riprende ciò che da sempre è suo.

Antonino con la sua bella parlata siciliana, dice di sé: su mu iuvati / sta maschira / viriti n’omul / senza suli e senza urizzonti.

Alex pensa alla sua amata, a ciò che di indicibile c’è nella sua persona e che custodisce / nelle iridi / tutto l’incontro / di sconfinati orizzonti.

Juan Carlos piange per la distanza che lo separa dall’orizzonte di una vita diversamente sognata: da un infinito muro circostante / rivedere da lontano l’orizzonte / irraggiungibile mi fa lacrimare.

Davide fantastica sull’orizzonte lontano, lo crea con la fantasia: chimera, sempre lontana / perché è il sognarti, anelarti, che mi spinge avanti.

Boris trova nell’amore la sconfitta di ogni distanza: Vicinanza, unione, abbraccio…/ parole che fanno morire la distanza. / Nel cuore dell’amore / la distanza trova la sua fine». 

Per Anna Maria Di Brina, poetessa e giornalista, curatrice della prefazione al Calendario, questo cammino non è stato scontato. «Riflettere sull’orizzonte e la distanza dall’interno di un luogo di reclusione è una sfida non facile, la proposta coraggiosa di affrontare un nodo dolente, di accostarsi pericolosamente alla propria ferita, a ciò che è strutturalmente negato». Tuttavia la scommessa è stata foriera «d’imprevedibili semi di consolazione e incontro. Lasciamoci toccare dalle voci preziose e dense di coloro che dallo spazio chiuso della reclusione hanno idealmente e coraggiosamente voluto rispondere all’invito del poeta Fridrich Holderlin, che un giorno scrisse: “Guardiamo nell’Aperto, / cerchiamo qualcosa di nostro, per quanto sia ancora / lontano”».

 

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