Nella rivista

«Perché amo la teologia della porta accanto»

Il tempo del Covid «ci regala spazi di nuovo, sogni sulla Chiesa, atteggiamenti con la terra e il creato più aperti. Il sorriso, la speranza gioiosa, l’allegria, la fraternità, e soprattutto l’immaginazione, potrebbero essere il traino per un carretto che, pur in salita, è pieno della misericordia di Dio».

Tendere l'orecchio alla coscienza

In un tempo in cui tutto sembra debole, dal pensiero alle emozioni, fare riferimento alla coscienza appare come una sfida di maturità. «Dovremmo riabituarci innanzitutto all’ascolto dell’altro, passando attraverso l’ascolto di sé e della propria coscienza. Si parla tanto di una società liquida, ma personalmente temo più una società sorda».