Ma come si elegge il presidente nazionale di Ac?

Red

Ma come si elegge un presidente nazionale? La «natura ecclesiale» dell’Azione cattolica italiana, sancita dall’articolo 1 dello Statuto, trova espressione nello straordinario equilibrio che porta all’elezione del presidente nazionale, frutto di laici che «si impegnano liberamente» e «in diretta collaborazione con la Gerarchia».

Non tutti i soci, però, conoscono esattamente l’articolata procedura di discernimento democratico, associativo ed ecclesiale, con cui si sceglie il presidente nazionale e, oggi, si è giunti alla nomina del nuovo presidente, Giuseppe Notarstefano. Un vero e proprio esercizio sinodale.

La prima fase inizia dopo l’elezione del Consiglio nazionale, in cui ogni consigliere ha la possibilità di esprimere in via riservata e informale ipotesi, idee e nomi, di prassi attraverso il discreto lavoro dell’assistente generale. Ipotesi, idee e nomi che richiedono verifiche e dalle quali si ricava una rosa non vincolante e sufficientemente ampia di disponibilità all’oneroso servizio di presidente nazionale.

Completate questa fase informale, inizia la fase istituzionale. Il Consiglio nazionale, riunitosi formalmente, vota la terna da presentare al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Lo fa in base a norme ben precise, stabilite dal Regolamento dell’Azione cattolica italiana, in particolare l’articolo 10 comma d:

“per la designazione della terna: ogni Consigliere indica sull’apposita scheda, nel primo scrutinio, fino a tre nomi e, nei successivi, fino al numero necessario per completare la terna quando, nei precedenti scrutini, uno o due nominativi non abbiano ottenuto i voti necessari per farne parte. Nei primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei voti dei componenti del Consiglio con diritto di voto, mentre, dal quarto scrutinio, è sufficiente il voto della maggioranza dei votanti. Risultano eletti i tre soci che hanno riportato le maggioranze richieste ed hanno ottenuto, nello scrutinio, il maggior numero di voti; in caso di parità si procede a ballottaggio. La terna così composta viene comunicata alla competente Autorità ecclesiastica con l’indicazione del numero dello scrutinio e del numero dei voti ottenuti relativi a ciascun nominativo”.

La terna viene infine vagliata dal Consiglio permanente della Cei, che sceglie il nuovo presidente nazionale. Il discernimento dei laici e dei vescovi, quindi, trova sintesi nel nuovo presidente nazionale. Analogamente avviene la scelta dei presidenti diocesani, che i vescovi individuano in base alle terne presentate dai Consigli diocesani; vescovi che effettuano anche la nomina ufficiale dei presidenti parrocchiali proposti dalle Assemblee o dai Consigli parrocchiali.

Insomma, quando recentemente il Papa ha definito l’Ac «palestra di sinodalità» forse (forse!) si riferiva anche a questa dinamica virtuosa che rende le scelte dell’associazione autenticamente laicali e, allo stesso tempo, autenticamente ecclesiali. E certamente ampiamente condivise e unitive.