Resistenza e cattolici: un contributo rilevante

«Per quanto riguarda l’Europa – spiega lo storico Giorgio Vecchio – bisogna parlare di tante Resistenze, al plurale. In ogni nazione ci sono stati sviluppi assai differenti. Ci furono vari movimenti (armati e non armati) di opposizione in tutta l’Europa occupata dalle forze dell’Asse, dalla Germania, dall’Italia e dai loro alleati». E durante la lotta di Liberazione nella sola Azione cattolica caddero 1279 soci e 202 assistenti. Furono insigniti di medaglia d’oro al valore 112 tra soci e assistenti, mentre quelle d’argento furono 384 e quelle di bronzo 358

 

Nella Resistenza italiana il contributo dei cattolici è stato rilevante. In particolare nei raggruppamenti partigiani delle Fiamme Verdi, nel reperire materiale logistico e preziose informazioni. Il clero, ma anche l’apporto di suore nei conventi e negli ospedali, potendo contare su una presenza capillare e organizzata sul territorio, furono in grado di proteggere le persone che operavano in clandestinità e salvare ricercati ed ebrei. In Lombardia, grazie all’apporto di Oscar furono salvati più di 2000 ebrei accompagnati in Svizzera. Oltre 700mila militari, internati nei lager della Germania, si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale di Salò, tra questi anche Giuseppe Lazzati.  Durante la lotta di Liberazione nella sola Azione cattolica caddero 1279 soci e 202 assistenti. Furono insigniti di medaglia d’oro al valore 112 tra soci e assistenti. Le medaglie d’argento furono 384 e quelle di bronzo 358.  

«Per quanto riguarda l’Europa – dice Giorgio Vecchio, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Parma – bisogna parlare di tante Resistenze, al plurale. In ogni nazione ci sono stati sviluppi assai differenti. Ci furono vari movimenti (armati e non armati) di opposizione in tutta l’Europa occupata dalle forze dell’Asse, dalla Germania, dall’Italia e dai loro alleati. Naturalmente le resistenze hanno avuto sviluppi e caratteristiche diverse perché tutto dipende da quando è avvenuta l’occupazione tedesca».

Quale fu il comportamento dei cattolici nei diversi paesi dove c’era una consistente presenza di ortodossi, protestanti ed evangelici?  

Sono comportamenti estremamente diversificati. C’è una premessa da fare. Non in tutti paesi avviene quello che è avvenuto in Italia dove, pur a fatica, riusciamo a distinguere una presenza anche organizzata di cattolici. In altri paesi questo non avviene. In Polonia esiste un governo legittimo (in esilio a Londra) e una struttura clandestina dello Stato diffusa in tutto il territorio nazionale, addirittura con le scuole, le università e l’assistenza sociale. 

Moti di resistenza ci furono in Germania e Austria? 

In questi paesi la Resistenza non esistette, se ci riferiamo a un movimento armato e a forme di guerriglia. Semmai, come nell’attentato a Hitler del 20 luglio ’44, possiamo parlare di tentativi di complotto militare. In Germania e nell’Austria annessa avviare una resistenza armata significava andare a colpire contro i propri figli o fratelli arruolati nella Wehrmacht in tutta Europa. Per di più in Germania la Chiesa protestante, e in buona parte anche la Chiesa cattolica, si erano compromesse a lungo con il regime nazista. Ricordiamo però anche le forme di opposizione di credenti cristiani al regime. Penso alla Chiesa confessante, a quella di Bonhoeffer. E alla protesta di vari vescovi e preti cattolici che si diffonderà poi nel corso degli ultimi anni del regime, per esempio quando viene dato il via al programma di eutanasia di disabili e malati psichici.

Nella cattolica Polonia cosa accadde?   

La persecuzione della Chiesa cattolica in Polonia è impressionante. Nel 1939 la Chiesa cattolica polacca contava su 30.000.000 fedeli, di questi 3.500.000 di rito orientale. Era divisa in 25 diocesi, guidata da 46 vescovi e 14.000 preti che operavano in 8.000 parrocchie. Nei sei anni di guerra furono uccisi quasi 2000 di loro: 6 vescovi, 1863 preti diocesani, 63 seminaristi, 289 religiosi regolari, 86 seminaristi di ordini regolari, 205 fratelli religiosi e 289 suore.

Ci furono sacerdoti, suore o laici che si opposero al nazismo?

Possiamo fare tantissimi esempi. Ne scelgo qualcuno tra quelli meno conosciuti al lettore italiano e più significativi. Partirei anzitutto da suor Maria Restituta Kafka, una religiosa austriaca attiva a Vienna, con le sue consorelle lavora in un ospedale. Suor Maria Restituta manifesta apertamente il suo antinazismo, evidentemente dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nel 1938, rifiutando di togliere le immagini religiose di Gesù dalle stanze dove sono ricoverati gli ammalati. Ma soprattutto diffonde la poesia Soldatenlied, un canto antinazista che invita i soldati austriaci a unirsi per combattere le camice brune. Denunciata per questo, viene processata e ghigliottinata. Credo sia l’unica suora giustiziata e ghigliottinata dai nazisti. Successivamente verrà beatificata. Restando in Austria ci sono parecchi casi di preti che si oppongono al nazismo. Cito i casi emblematici di Otto Neururer e Franz Reinisch. Otto Neururer viene internato prima a Dachau poi a Buchenwald dove continua la sua missione di prete assistendo spiritualmente i prigionieri e persino battezzandone clandestinamente alcuni. Viene scoperto e rinchiuso in una cella di punizione, appeso a testa in giù e lasciato morire (30 maggio 1940). Franz Reinisch, dei Padri Pallottini, come il laico Franz Jägerstatter , rifiutano di prestare il giuramento di fedeltà al Führer per motivi di coscienza. Vengono arrestati, processati e condannati a morte.

In Germania, oltre ai giovani della Rosa Bianca, ci furono altre persone, laiche o religiose, che si opposero al nazismo?  

Il Concordato del 1933 fu una illusione. Di fronte al programma Eutanasia Aktion T-4 ci fu la protesta dei vescovi cattolici von Galen e von Preysing. Secondo alcuni calcoli, il 36% dei preti cattolici tedeschi ebbero guai con la Gestapo durante l’intero periodo nazista. Tra i martiri giustiziati ricordo Bernhard Lichtenberg che aiutò gli ebrei a Berlino. Ricordo anche i “martiri di Lubecca”: i preti Johannes Prassek, Hermann Lange e Eduard Muller, e il pastore Karl Friedrich Stellbrink. Non posso non citare Max Josef Metzger, un pacifista integrale e precursore di una convinta visione ecumenica. Nel 1938 fonda il movimento ecumenico Una Sancta. Ipotizza un esercito sovrannazionale al servizio degli Stati Uniti d’Europa. Uno dei tanti preti tedeschi giustiziati dal nazismo.

Lo spirito ecumenico si sviluppa durante la Resistenza?  

Lo spirito ecumenico, già presente prima della guerra in alcuni pionieri, trova sicuramente una spinta forte nel fatto che protestanti, evangelici e cattolici (soprattutto nell’Europa centro-occidentale) si ritrovano assieme a combattere, con o senza armi, per gli stessi ideali. La cosa che più colpisce, e che molti sacerdoti e religiosi si ritrovano assieme nel lager di Dachau dove il regime nazista decide, a un certo punto, di concentrare centinaia e centinaia di preti per averli sotto controllo e come piccolo gesto di apertura verso il Vaticano. In maggioranza sono cattolici, soprattutto polacchi, ma ci sono anche molti pastori delle varie confessioni evangeliche, anche qualche ortodosso. Si ritrovano in questo settore di Dachau, isolato dal resto del lager, dove stanno solo preti e religiosi, tra i quali il futuro vescovo di Crema Carlo Manziana, oltre ai futuri cardinali Josef Beran (Cecoslovacchia) e Adam Kozłowiecki (Polonia). Inevitabilmente nascono forme di amicizia e di sostegno reciproco per quanto possibile. Non bisogna essere irenici perché le testimonianze raccolte ci dicono anche che tra cattolici e protestanti qualche volta si litiga per motivi di differenza religiosa. Nel complesso Dachau rappresenta un passaggio significativo verso una maggior conoscenza e quindi un maggior spirito ecumenico.

 

Il prof. Vecchio ha pubblicato con Ave i seguenti libri:

mentre rigaurdo la Resistenza smepre Ave ha pubblicato:
https://editriceave.it/libri/cultura-cattolica-e-resistenza-nellitalia-repubblicana

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